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lavoro di livello estremamente elevato, si sono adattati alla perfezione allo stile del rapper senza snaturare il proprio e hanno arrangiato il tutto con notevole maestria. Il suono del karma è il miglior boom bap sentito da diversi anni a questa parte, colpisce soprattutto la potenza della sezione ritmica, capace di far muovere la testa anche a San Giovanni Battista periodo post-Salomè. L'intro ci preannuncia quello che sarà, quiete prima della tempesta, la siepe che ci separa dal buio. Il trittico 1, La Zona Morta e Il 6° Senso è puro rap hardcore, di quello che fa male. Kaos non ha rivali, le metafore si intersecano e scavano in profondità, l'oscuro prende vita. Le sonorità quasi-gobliniane fanno da incudine, le parole sanguinanti impugnano il martello, l'impatto è catastrofico. Pandemia è una riflessione su cristianesimo e teodicea mentre Mu-Sick con Turi riprende il discorso iniziato da Neffa in Carcere a Vita. La title-track è un punto di svolta, Kaos si confronta con l'inevitabilità del divenire, i toni si fanno più onirici e il tutto sembra trovare risposta nella legge di causalità. Algoritmi, Firewire con il Colle Der Fomento, e BlahBlah convergono nella parte dell'album più disimpegnata e leggera: si parla di hip hop, internet e lingue biforcute;
con C.D.V.C. Moddi e Kaos si lanciano in un sentito tributo a Dj Trix, con quest'ultimo a fare dell'ottimo cutting sul beats di Dj Shablo. Lo stesso Shablo produce la lynchana Insomnia. Uno suadente sample vocale di Ornella Vanoni ripete algido una frase ("questa notte..."), si combatte con se stessi per cercare invano di addormentarsi, l'allegoria è sublime e sul finale la voce femminile si disvela beffarda. Segue un remix de Il 6° Senso, chiude Fine, uno dei capolavori assoluti di Marco Fiorito. L'atmosfera di presagio è opprimente, addirittura ci si commuove, non è solo un addio, è la lancinante presa di coscienza della fine della vita, raccontata come al solito attraverso la potenza metaforica dell'hip hop. Per uno che ha scritto un pezzo come Cose Preziose il chiodo su cui appendere il microfono non può che esser stato infilzato nella carne, kARMA è un gran disco perché ci mette di fronte a noi stessi, e lo fa con un linguaggio semplice ma al tempo stesso forbito. Kaos è il Caravaggio dell'hip hop italiano, noi non possiamo fare altro che inchinarci, sperando che qualcuno sappia raccogliere la sua pesantissima eredità...
iù apprezzato dal pubblico. Maturo, ecco com’è questo disco, fatto in prevalenza di storytelling metaforici e visionari, di esperimenti musicali sempre più articolati e freschi (da segnalare l’apporto della signora Bavitz che regala la sua chitarra per svariate tracce). Chi potevamo mai trovare al fianco del nostro se non Blockhead, che cura la metà delle produzioni del disco? E vogliamo dimenticare El-P, Rob Sonic, la presenza sopra le righe di Breezly Brewin e Cage? La sorprendente ospitata di John Darnielle? Un disco in cui nulla è lasciato al caso, in cui l’Aesop confidenziale di “None Shall Pass”, “Fumes”, “Five Fingers” (in cui sfiora la perfezione lirica) e “No City” si mescola a quello aggressivo di “Catacomb Kids”, “Getaway Car” (posse track del 2007), “Gun For The Whole Family”, “Citronella” (dovrete raccogliere i cadaveri sul campo) e “Dark Heart News” (Rob Sonic migliora col tempo). Assolutamente degna di nota anche “Coffee”, assieme a John Darnielle, traccia prodotta da Blockhead, con sfumature pop-ska sovrastata dal rap in doubletime di Aes. Aesop quindi continua a plasmare il suo stile, infilandosi in una dimensione che è ormai propria esclusivamente del suo personaggio; in questo senso è fondamentale anche il supporto grafico del visionario Jeremy Fish, un sodalizio partito dal libro-vinile di “The Next Best Thing” e destinato a continuare a lungo. Non sarà ora di tornare nei negozi e chiedere di Aesop Rock?
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