Assumiamo l'essere umano come valore e come interesse centrale.
Affermiamo l’eguaglianza di tutti gli esseri umani.
Riconosciamo la diversitĂ  personale e culturale.
Tendiamo allo sviluppo della conoscenza al di sopra di quanto viene accettato come veritĂ  assoluta.
Affermiamo la libertĂ  in materia di idee e di credenze.
Rifiutiamo la violenza.

ASSOCIAZIONI ADERENTI


Vuoi collaborare con noi? Lo Strillone cerca VOLONTARI. Contattaci!!!

Lascia un commento, una replica agli articoli riportati!!!

Email: lostrillone@yahoo.it

APPUNTAMENTI

Tutti i venerdì > 21:00
Redazione de "Lo Strillone"
via Mazzali,5 > Milano

Tutti i mercoledì > 19:00
Corso di italiano per stranieri
via Mazzali,5 > Milano

RIEPILOGO EVENTI

CAMPAGNE

Archivio

oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore


c/o Punto d'Incontro, via mazzali, 5, Milano
lostrillone@yahoo.it

EDIZIONI

Marzo-Aprile 2008 Gennaio-Febbraio 2008 Dicembre 2007 Aprile-Maggio 2007 Febbraio-Marzo 2007
martedì, 29 aprile 2008
La cospirazione per dividere la Bolivia deve essere denunciata

Il processo di cambiamento a beneficio delle maggioranze in Bolivia, corre il rischio di essere brutalmente interrotto. L’ascesa al potere di un presidente indigeno, eletto con un appoggio senza precedenti in questo paese, ed i suoi programmi a beneficio del popolo e di recupero delle risorse naturali, hanno dovuto affrontare fin dal primo momento le cospirazioni oligarchiche e l'ingerenza imperiale. 

 Nei giorni più recenti, la scalata della cospirazione ha raggiunto il suo punto massimo. Le azioni sovversive ed anticostituzionali con cui i gruppi oligarchici pretendono di dividere la nazione boliviana, riflettono la mentalità razzista ed elitaria di questi settori e costituiscono un pericoloso precedente, che non minaccia solamente l'integrità di questo paese, ma anche quella di altri paesi della nostra regione. 

 La storia mostra con troppa eloquenza le terribili conseguenze che hanno avuto per l'umanità i processi divisionisti e separatisti indotti ed appoggiati da poderosi interessi stranieri su tutti i terreni. 

 Davanti a questa situazione, noi sotto firmatari vogliamo esprimere il nostro appoggio al governo del Presidente Evo Morales Ayma, alle sue politiche di cambiamento ed al processo costituente sovrano del popolo boliviano. Allo stesso tempo, respingiamo il chiamato Statuto autonomista di Santa Cruz per il suo carattere incostituzionale e per attentare all'unità di una nazione della nostra America. 

 Facciamo un appello a tutte le persone di buona volontà affinché uniscano le loro voci per denunciare in tutti i modi possibili questa manovra divisionista e destabilizzante in un'ora storica per l'America Latina. 

Firmiamo http://www.todosconbolivia.org/

Postato da: jyotaro a 12:43 | link | commenti (1)
pace, attualitĂ , petizione, bolivia, nordsud

mercoledì, 26 marzo 2008
SolidarietĂ  con il popolo tibetano e una soluzione valida per tutta l'umanitĂ 

Di fronte agli eventi di queste settimane in Tibet, Le Regionali Umaniste e tutti gli umanisti d’Europa, del Latinoamerica, dell'Asia e del Nordamerica condannano la violenza e la repressione sanguinosa da parte del regime della Repubblica Popolare Cinese contro i manifestanti di Lasa e di molte altre città tibetane.

Siamo di fronte ad eventi analoghi alla repressione violenta scatenata in Birmania contro i monaci buddisti e la popolazione inerme, con morti, feriti e "chiusura" di tutte le vie per l'informazione interna e internazionale.

Allo stesso tempo denunciamo la politica degli USA e dei gruppi armamentisti, vicini al Presidente Bush, che fomenta in tutto il mondo, per interessi particolari, azioni di secessionismo e di destabilizzazione tra le popolazioni, cercando di radicarsi nei sentimenti profondi di identità nazionale come in Kossovo e in Serbia o in Palestina e Israele, o fomentando una divisione per interessi economici come succede in Bolivia. Non sarà la voce dei politici interessati nella divisione e nello scontro quella che potrà aprire il futuro in questo difficile momento.

La questione fondamentale è la difesa delle radici storiche di ciascun popolo, è il riconoscimento del diritto a praticare le proprie credenze, religioni e culture però, soprattutto, è dare una soluzione diversa e valida come esempio per tutta l'umanità.

La separazione di una nazione o di una regione può avere senso se i codici, le azioni, le intenzioni, non vanno verso forme di isolamento o di regressione a forme antiche, ma nella direzione verso l'umanizzazione delle relazioni tra i popoli, verso il reale riconoscimento delle diversità, verso la reale integrazione tra le culture, le nazioni e le regioni che vogliono rappresentare le avanguardie nella formazione della Nazione Umana Universale.

Per iniziare un processo realmente nuovo è necessaria la via della nonviolenza però ciò ha bisogno di una cultura proiettata verso il futuro, uno sguardo dell'essere umano senza discriminazione fra razze, con uguali opportunità tra uomini e donne, senza caste ne' classi sociali, uno sguardo capace di priorizzare il processo al di sopra dell'interesse politico immediato.

Come umanisti chiediamo ai governi e leader delle fazioni opposte che si siedano per ascoltare le diverse necessità e proposte e, tra la visione centralista e quella nazionalista, cercare una soluzione differente, tentare una soluzione con una visione "umanista".

Abbiamo bisogno di nuovi elementi interpretativi per comprendere la complessità dei fenomeni sociali attuali, abbiamo bisogno della pazienza storica per aprire questo dialogo tanto importante ed urgente per tutta l'umanità. Perciò come umanisti, attraverso i Portavoce Regionali od una delegazione internazionale delle regioni (Europa, Nordamerica, Latinoamerica e Asia), ci proponiamo per appoggiare come mediatori culturali tra il governo cinese ed i leader tibetani.
Senza questo dialogo e questa prospettiva di costruzione, le stesse relazioni internazionali fra Cina, USA, Russia ed Europa ed i loro meschini interessi, potrebbero produrre uno scontro irreversibile.
Qui non sono in discussione le Olimpiadi ma la possibilità di dare una risposta coerente a tutta l'umanità. Siamo qui con l'umiltà e la speranza, insieme con tutti i costruttori di una nuova umanità nonviolenta.

Giorgio Schultze
Portavoce del Nuovo Umanesimo per l’Europa
 
Tomás Hirsch
Portavoce del Nuovo Umanesimo per il Latinoamérica
                       
Sudhir Gandotra
Portavoce del Nuovo Umanesimo per Asia-Pacifico
 
Chris Wells
Portavoce del Nuovo Umanesimo per il Nord America

 
23 Marzo 2008

Postato da: jyotaro a 14:07 | link | commenti (12)
politica, riflessioni, pace, dialogo, attualitĂ , nordsud

lunedì, 10 marzo 2008
Posizione del Movimento Umanista rispetto alla situazione in Kenia 18 gennaio 2008

Lo stato di continuo disagio sociale in Kenia crea grande. Questa situazione in embrione sin dall’indipendenza, ora si manifesta. Ci troviamo di fronte ad uno stato nel quale le persone in Kenia sono manipolate ad entrare nel falso gioco di tribù contro tribù. Gli amici dei Kikuyu presumibilmente da una parte e gli amici dei Luo presumibilmente da un'altra.
Tuttavia, vediamo questo gioco per quello che è realmente: un gioco di due uomini in lotta per il loro potere personale.
Questa situazione è un disgustoso legato della colonizzazione, quando venivano elargiti favori ad alcuni personaggi per poter controllare tutto. Anziché cercare di armonizzare le genti, dopo decadi di potere post-coloniale queste divisioni si sono acutizzate ancor di più. I politici sapevano che l’accesso più semplice al potere era quello di dividere e imperare.
Il problema del Kenia oggi non riguarda una tribù contro l’altra. Riguarda la maggioranza della popolazione che vive in condizioni miserabili mentre una minuscola maggioranza vive da re, nei loro ricchi sobborghi.

Denunciamo la politica tribale che si gioca in Kenia e vogliamo puntare i riflettori sui veri responsabili.
Denunciamo le antiche potenze coloniali che per primi hanno creato questo sistema, dove il “neocolonialismo” può prosperare: ai kenioti si da accesso al potere politico, mentre il potere economico – le banche e tutte le risorse del paese – viene controllato da interessi esterni. E’ risaputo che l’Africa ha ripagato il suo debito molte volte.                                                                   Perché l’Africa continua a pagare?
Vediamo in questa situazione una strategia più ampia di genocidio. Questa è la strategia implicita del G8, dell’Unione Europa e sempre di più della Cina; una strategia che lascia morire milioni di esseri umani ogni anno di malaria e di AIDS, malattie perfettamente curabili e prevenibili; una strategia che fomenta le guerre civili per poter controllare le risorse minerali e petrolifere e vendere armi:una strategia che sfrutta una fonte inesauribile di mano d’opera a buon mercato, costretta a lavorare in condizioni indegne, senza diritti o protezione.
Denunciamo inoltre Mwai Kibaki e Raila Odinga – due uomini che potrebbero fare così tanto per cambiare il Kenia – di lasciarsi manipolare in questo modo, di permettere ai loro sostenitori di girare armati per le strade, di permettere che la polizia combatta con gas lacrimogeni e proiettili veri; di non chiedere, non insistere sulla nonviolenza, quale forma di risoluzione del conflitto. Sanno bene quello che fanno e lo fanno con la peggiore delle intenzioni – il loro guadagno personale.

Omaggiamo gli africani che stanno tentando e hanno tentato di aiutare in questa situazione.

Chiediamo a tutti i governi africani di non restare muti, di non permettersi di partecipare a questo neocolonialismo. Dimostrate solidarietà al popolo keniota. Rifiutate tutte le richieste di esportare armi in Kenia; non permettete alle armi di entrare nei vostri paesi! Reclamate che cessino le interferenze esterne sulle questioni africane, in modo che l’Africa stessa possa trovare le soluzioni ai suoi problemi, e che gli unici interventi siano quelli basati su risoluzioni dell’ONU!

Chiediamo ai governi occidentali e alle multinazionali di cessare il loro sfruttamento dell’Africa.

Finalmente, chiediamo che si permettano gli sforzi di Mediazione e che ambedue gli schieramenti aderiscano al processo.

Sottoscritto a nome dell’Internazionale Umanista da parte di,

Giorgio Schultze,
Portavoce europeo del Nuovo Umanesimo
Tomas Hirsch,
Portavoce latinoamericano del Nuovo Umanesimo
Chris Wells,
Portavoce nordamericano del Nuovo Umanesimo
Sudhir Gandotra,
Portavoce per l’Asia ed il Pacifico del Nuovo Umanesimo

Postato da: jyotaro a 13:57 | link | commenti (6)
politica, riflessioni, pace, umanesimo, no war, attualitĂ , cooperazione, nordsud

martedì, 12 febbraio 2008
Telecom vs Bolivia

La vertenza di Telecom, tramite la sua controllata olandese Euro Telecom International – ETI - contro il governo della Bolivia, è stata inoltrata pochi giorni dopo la decisione del Presidente della Bolivia, Evo Morales, di far acquisire al ministero delle opere pubbliche il 47 per cento delle azioni della principale compagnia di telecomunicazioni del paese, Entel, dal fondo pensione “di capitalizzazione collettiva”, pur senza toccare il 50 per cento di proprietà di Telecom. Entel era stata, infatti, privatizzata in passato e con questa mossa il governo boliviano ha ridotto il capitale della società, sollevando le preoccupazioni di Telecom Italia su una possibile rinazionalizzazione di Entel, come avvenuto recentemente per altre società nei settori petrolifero e minerario nel paese.

evo3 In risposta al caso legale, il Presidente Morales il 2 maggio aveva deciso di far uscire la Bolivia dall’accordo constitutivo dello stesso Ciadi perchè contro gli interessi sovrani del paese. La decisione del governo Morales di uscire dal Ciadi, che è un’organizzazione inter-governativa, richiede comunque sei mesi per essere effettiva nel diritto internazionale. Perciò il 12 ottobre 2007 la Telecom ha sollecitato il Ciadi a pronunciarsi il prima possibile sull’ammissibilità del caso.
Così come nel caso Bechtel (legata al mercato dell’acqua) la pressione popolare potrebbe avere una parte determinante nella vicenda.

Riferimento: http://www.osservatorioimprese.org/lettura.php?id_categoria=1&id=62&azione=articolo

Matteo Gattoni

Postato da: jyotaro a 15:00 | link | commenti
nordsud

Cos’è CIADI?

Il Centro Internazionale di Risoluzione delle Dispute sugli Investimenti (CIADI) è unciadi’entità di arbitraggio internazionale creata nel 1965, con base a Washington D.C.  É una delle cinque instituzioni che compongono il Gruppo “Banca Mondiale” ed è un meccanismo attraverso cui le imprese transnazionali possono agire per proteggere i propri investimenti contro Stati che adottano misure in contrasto con i propri interessi.
Il CIADI, essenzialmente, è un meccanismo usato dalle imprese trasnazionali per sottomettere gli stati.  In questi casi, le imprese private usano il CIADI come un’arma contro quegli stati che cercano di difendere o di promuovere l’ interesse pubblico, come quando il governo del Guatemala provò a proteggere le terre indigene,  o come nel caso della lotta boliviana contro la Bechtel per garantire il servizio idrico ai cittadini. Il CIADI rappresenta anche uno strumento offensivo, usato dalle imprese per intimidire i governi, per fare in modo che non provino nemmeno a promuovere delle riforme che possano privilegiare gli interessi nazionali più di quelli di una impresa privata.

Riferimento: http://www.asud.net/campagne/index.php?sz=Aboliamo%20il%20Ciadi

Matteo Gattoni

 

 

Postato da: jyotaro a 14:59 | link | commenti
video, nordsud


Tematiche

Ambiente
Cooperazione
Dialogo tra culture
Nord vs Sud
Nuovo Umanesimo
Pace
Politica


Recensioni

Musica
Arte
Cinema


VIDEO


Ultimi Commenti

MrHeartbeat in L'Europa dice NO all...




blogarama - the blog directory
Blog Flux Directory
Blog Aggregator 3.3 - The Filter

Politics

ricercaitaliana
Cerrrca.com
abcitaly